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Maria Chiara Carrozza -
Biografia
Maria Chiara Carrozza nasce il 16 settembre del 1965 a Pisa. Dopo essersi laureata in fisica all'Università di Pisa nel 1990 e aver ottenuto un dottorato di ricerca in ingegneria alla Scuola Superiore Sant'Anna nel 1994, nel 2001 è guest editor, per la rivista edita da IOS Press "Technology and Health Care", dello "Special Issue on Actuators for Artificial Limbs".
A partire dal 2002 è responsabile per la Scuola Sant'Anna, nell'ambito di programmi di internazionalizzazione, delle Convenzioni sottoscritte con le 4 Ecole Normale Superiéeure di Francia per la definizione di programmi didattici di interesse comune e lo scambio di docenti e allievi; in più, è anche responsabile della Convenzione con la Scuola Normale Superiore relativa all'internazionalizzazione del curriculum degli studenti.
In seguito è Visiting Professor all'università di Vienna nel 2003: in Austria tiene corsi riguardanti la biomeccanica (così come farà l'anno dopo a Roma all'Università Campus Biomedico); nello stesso anno, alla Scuola Superiore Sant'Anna e all'Università di Pisa tiene corsi di fondamenti di robotica umanoide, criteri di progettazione di mani artificiali, bioingegneria della riabilitazione, biomeccatronica e neuro-
Nel 2004, anno in cui è associate editor della rivista "International Journal of Human-
Nel 2005, invece, Maria Chiara Carrozza diventa membro del Comitato Scientifico del Centro di Ricerca Matematica "Ennio De Giorgi", ed entra a far parte del Comitato Scientifico della "Limonaia", Associazione per la Diffusione della Cultura Scientifica e Tecnologica; in qualità di Direttore della Divisione Ricerche, inoltre, diventa Presidente della Commissione Ricerche e della Commissione Brevetti.
L'anno successivo è guest editor, sulla rivista internazionale "IEEE Transactions on Neural Systems and Rehabilitation Engineering", dello "Special Issue on Therapeutic Robotics", e, sulla rivista "Advanced Robotics", dello "Special Issue on Robotic Platform for Research in Neuroscience"; inoltre, collabora con l'organizzazione della "International Conference on Biomedical Robotics and Biomechatronics" di Pisa e della "International Conference of Robotics and Automation".
Nel 2007 fa parte dell'organizzazione scientifica dell'"International Conference on Rehabilitation Robotics" di Nordwijk, in Olanda, e dell'"International Conference on Robotics Systems IROS" di San Diego, negli Stati Uniti.
Il 1 novembre di quell'anno Maria Chiara Carrozza viene nominata Rettore della Scuola Superiore Sant'Anna.
Maria Chiara Carrozza nel 1990, a 25 anni, si laurea in Fisica presso l'Università di Pisa con una tesi sulle particelle elementari, suo iniziale interesse di studio e argomento delle sue prime ricerche scientifiche sviluppate nel corso di uno stage presso il Cern di Ginevra, dove svolge attività sperimentale.
Dopo la laurea si avvicina alla Bioingegneria, settore che caratterizza per intero la sua attività di ricerca e la sua carriera accademica.
Nel 1994 consegue il Diploma di perfezionamento in Ingegneria alla Scuola Superiore Sant'Anna, università pubblica a ordinamento speciale dedicata a ricerca e formazione di eccellenza, con una tesi di Microfluidica biomedica, e dal 1994 al 1998 è borsista post-
Dal 1998 al 2001 è ricercatore di Bioingegneria meccanica alla Scuola Superiore Sant'Anna, dal 2001 al 2006 è di ruolo come professore associato di Bioingegneria industriale, dal 2006 è professore straordinario ed è quindi confermata come professore ordinario.
Da novembre 2004 a ottobre 2007 è Direttore della Divisione Ricerche, nominata su delega del Rettore Paolo Ancilotti, ed è coordinatore dell'Arts Lab (Advanced Robotics Technology and Systems Laboratory) della Scuola Superiore Sant'Anna.
Nel 2006 diviene professore ordinario in Bioingeneria industriale a seguito del superamento di un concorso bandito dall'Università degli Studi Guglielmo Marconi.
Dal 2004 al 2013 Maria Chiara Carrozza ha contribuito alla crescita qualitativa e quantitativa della Scuola Superiore Sant'Anna, come professore universitario e ricoprendo incarichi accademici fino ad essere eletta Rettore nel 2007; è rieletta per il secondo mandato da Rettore nel 2010 e fino al 2013, quando a gennaio si dimette a seguito della candidatura alla Camera dei Deputati, Maria Chiara Carrozza riforma la struttura organizzativa della Scuola Superiore Sant'Anna, passando al modello internazionale degli Istituti di Ricerca consolida l'eccellente stato di salute del bilancio anche tramite finanziamenti esterni di entità quasi pari al finanziamento ordinario trasferito dal Ministero dell'istruzione, università e ricerca.
Come Rettore, Maria Chiara Carrozza valorizza la più ampia condivisione tra allievi, docenti e ricercatori e personale di ricerca e tecnico amministrativo, e promuove la trasparenza.
La neurorobotica, disciplina con notevole impatto scientifico internazionale, è da sempre il principale tema di ricerca di Maria Chiara Carrozza, che ha diretto ricerche su sfide di frontiera per tutelare la salute e la vita, soprattutto per le persone considerate “fragili”: protesi neurorobotiche di mano o di gamba per restituire agli amputati il senso del tatto, la capacità di manipolare con destrezza, di camminare e di sostenere pesi; esoscheletri per la riabilitazione di persone colpite da ictus o da patologie neuromuscolari; dispositivi assistiti per disabili. Su questi temi è coordinatrice di progetti finanziati dalla Commissione Europea, dal Ministero dell'istruzione, dell'università, della ricerca, dalla Regione Toscana.
Il gruppo di ricerca fondato da Maria Chiara Carrozza è composto da 40 giovani di talento, selezionati in base al merito, inseriti in un ambiente informale dove tutti si chiamano per nome, senza anteporre titoli, e libero ma anche ben organizzato, con incentivi per la produttività, per l'assunzione di responsabilità e per la costruzione dell'indipendenza scientifica.
Maria Chiara Carrozza (dal 2003) tiene corsi universitari di criteri di progettazione di mani artificiali, fondamenti di robotica umanoide, neuroscienze e robotica, biomeccatronica e bioingegneria della riabilitazione presso l'Università di Pisa e la Scuola Superiore Sant'Anna.
Nel 2003 è visiting professor all'Università di Vienna, dove tiene corsi sulla biomeccatronica.
Nel 2004 ha insegnato biomeccatronica all' Università Campus Biomedico di Roma.
Maria Chiara Carrozza tiene conferenze in prestigiose università internazionali: al Massachussets Institute of Technology, al Collège de France e alle École Normale Supérieure in Francia, all'Università di Tokio, in Corea.
Incarichi scientifici
Maria Chiara Carrozza è membro di società scientifiche internazionali nell’ambito della bioingegneria e della robotica, come Ieee Society of engineering in medicine and biology (Embs) e Ieee Society of robotics and automation (Ras); è revisore ed editor per prestigiose riviste scientifiche internazionali e contribuisce alla organizzazione di numerose conferenze scientifiche internazionali.
Maria Chiara Carrozza è anche esperto del panel in Ingegneria dello European Research Council, è membro del Comitato scientifico del Centro studi di Confindustria; è stato esperto scientifico del Ministero dell'istruzione, università e ricerca per progetti di ricerca industriale nel campo della bioingegneria industriale prima di esserne nominata Ministro; nel 2011 è membro del Comitato internazionale di valutazione delle proposte dell'Iniziativa di eccellenza tedesca (Excellence initiative of the German Federal Ministry of education and research and the German research foundation) per l’area neuro-
Su incarico del Segretariato generale della Presidenza della Repubblica italiana (2004) è responsabile dell’organizzazione della mostra di robotica, nell’ambito delle Settimane scientifiche alla Tenuta Presidenziale di Castelporziano patrocinate dalla stessa Presidenza della Repubblica Italiana; è membro (dal 2005) del comitato scientifico del Centro di ricerca matematica "Ennio de Giorgi", Centro di ricerca di matematica nelle scienze naturali e sociali delle università pisane: Scuola Normale Superiore, Università di Pisa, Scuola Superiore Sant’Anna.
Riceve premi e riconoscimenti per l’attività scientifica e per la carriera, è tra i top italian scientist, è il più giovane Rettore d’Italia, riceve la “Mela d’Oro” 2012 del premio "Marisa Bellisario" assegnato dalla Fondazione Marisa Bellisario.
Anche i giovani ricercatori allievi di Maria Chiara Carrozza ricevono prestigiosi riconoscimenti.
Nel 2005 la mano robotica umanoide progettata e realizzata presso l’Arts Lab, dal gruppo coordinato da Maria Chiara Carrozza, è scelta per essere esposta in Giappone ad Aichi all'Expo 2005 nel padiglione italiano; ottiene il premio “High energy and particle physics” del 2006, patrocinato dalla European physical society, attribuito alla collaborazione NA31, della quale Maria Chiara Carrozza ha fatto parte durante la tesi di laurea nel 1990, “for showing for the first time Direct CP Violation inthe decays of neutral K mesons”.
Carriera accademica
1 novembre 2007 – 26 febbraio 2013: Rettore della Scuola Superiore Sant’Anna.
Professore Ordinario di Bioingegneria Industriale (ING-
Ha conseguito il PhD in Ingegneria (1994) presso la Scuola Superiore Sant’Anna e la Laurea in Fisica (1990) presso L’Università di Pisa.
Il 12 settembre del 2008 le viene assegnato il Premio "Le baleari -
Nel 2009 fa parte del Comitato Scientifico della Conferenza Nazionale "Neuroriabilitazione e Robotica" di Genova, mentre a Palazzo Vecchio riceve il Premio "Firenze Donna", XVIII Edizione, per essere il rettore più giovane d'Italia, ma anche manager, coordinatrice e ricercatrice; due anni più tardi il suo allievo Nicola Vitiello conquista il Premio "Massimo Grattarola".
Nel 2012 Maria Chiara Carrozza riceve a Milano, nel mese di dicembre, il Premio "Eureka", ottenuto grazie all'attività svolta nel campo dello sviluppo di esoscheletri e protesi per l'assistenza personale e la riabilitazione.
Nel 2013 sceglie di tentare l'avventura politica, venendo eletta parlamentare nelle file del Partito Democratico (capolista in Toscana) dopo le elezioni del 24 e 25 febbraio.
Il 28 aprile viene nominata Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca nel nuovo governo di Enrico Letta.
Coordinatrice di numerosi progetti relativi alle protesi degli arti superiori e inferiori finanziati dalla Regione Toscana, dal Miur e della Commissione Europea, è responsabile, all'interno dell'Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant'Anna, dell'Area Neuro-
Attività politica
Nel 2009 Maria Chiara Carrozza accetta l’incarico di Presidente del Forum università, saperi, ricerca del Partito Democratico e inizia così la partecipazione politica attiva.
Nel 2013 è eletta alla Camera dei Deputati come capolista in Toscana per il Partito Democratico, si dimette da Rettore della Scuola Superiore Sant’Anna ed entra in aspettativa come professore universitario, senza remunerazione.
Dal 28 aprile 2013 è nominata Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca nel governo presieduto da Enrico Letta.
L'On.Carrozza nomina nuovi rappresentanti italiani nel comitato di Horizon 2020
Il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Maria Chiara Carrozza ha nominato i nuovi 14 Rappresentanti Nazionali Italiani nel Comitato del Programma Quadro della Ricerca Europea per il periodo 2014-
“Horizon 2020 è ormai alle porte. -
Un obiettivo difficile, ma possibile.
Ad alcune condizioni: la presenza continua, proattiva ed informata delle nostre rappresentanze, il sostegno deciso e convinto dell’intero sistema nazionale della ricerca e dell’innovazione (università, imprese, enti di ricerca, regioni) e, naturalmente, quello della politica, in primo luogo del Miur, che intende mettere sul tavolo di Bruxelles tutto il peso di un paese di grande tradizione scientifica e industriale come l’Italia”.
“I nostri nuovi Rappresentanti hanno dunque un impegno gravoso di fronte a loro; grazie alle loro competenze ed esperienze saranno capaci di rappresentare il sistema italiano della ricerca fondamentale e industriale per contribuire allo sviluppo dell’ecosistema dell’innovazione italiano” ha concluso il Ministro Carrozza.
Rappresentanti italiani del Comitato del programma quadro della ricerca Europea 2014-
1. Horizontal configuration Dr. Raffaele Liberali, MIUR
Prof.ssa Daniela Corda
2. ERC, Marie Slodowska-
Profilo:
Laureata in Scienze Biologiche, ha conseguito il PhD in Life Sciences in Israele (Weizmann Institute of Sciences), ed ha lavorato presso il National Institutes of Health di Bethesda (NIH, USA). É stata Direttore del Dipartimento di Biologia Cellulare ed Oncologia, e quindi Direttore per la Ricerca e Sviluppo del “Mario Negri Sud”. E’ membro permanente dell’EMBO.
É attiva a livello internazionale in comitati per lo sviluppo delle carriere scientifiche e le pari opportunità, nonchè in vari comitati di valutazione.
L’interesse del laboratorio di Daniela Corda è focalizzato sui meccanismi molecolari che regolano il funzionamento cellulare, con enfasi sulle modificazioni della funzione di proteine specifiche (Rac, CtBP3/BARS) che determinano patologie di origine genetica o trasformazione cellulare.
Tra i contributi originali del laboratorio si ricordano l’identificazione e caratterizzazione di metaboliti lipidici (glicerofosfoinositoli, prodotti della fosfolipasi A2) rilevanti per la funzione delle GTPasi della famiglia di Rho (motilità cellulare), e di recente coinvolti nel processo infiammatorio; l’identificazione della proteina CtBP3/BARS, un importante regolatore del traffico di membrane intracellulare e della divisione mitotica (ciclo cellulare), nonchè del meccanismo di regolazione del check-
3. Research Infrastructures Prof.ssa Maria Cristina Messa, Rettore eletto, Univ. Milano Bicocca
Altri incarichi:
Dirigente medico senior presso Medicina Nucleare, Istituto Scientifico San Raffaele. Direttore del centro di Bioimmagini Molecolari presso l'unità di Medicina Nucleare dell'ospedale San Gerardo Nuovo di Monza
Attività di ricerca:
•Studio della biologia e di nuovi marcatori delle neoplasie mediante tomografia ad emissione di positroni.
•Diagnosi, stadiazione e follow up dei tumori mediante tomografia ad emissione di positroni.
•Studi di perfusione e metabolismo cerebrale e dei sistemi di neurotrasmissione mediante tomografia ad emissione di positroni.
Pubblicazioni:
• C. Messa, Y. Choi, C.K. Hoh, E.L. Jacobs, J.A. Glaspy, S. Rege, E. Nitzsche, S.C. Huang, M.E. Phelps, R.A. Hawkins (1992). "Quantification of glucose utilization in liver metastases: parametric imaging of FDG uptake with PET". In: J. Comput. Assist. Tomo, vol. 16, pp. 684-
• R.M. Moresco, M. Dieci, A. Vita, C. Messa, C. Gobbo, L. Galli, G. Rizzo, A. Panzacchi, L. De Peri, I.G. Invernizzi, F. Fazio (2002). "In vivo serotonin 5HT(2A) receptor binding and personality traits in healthy subjects: a positron emission tomography study". In: Neuroimage, vol. 17, pp. 1470-
• C. Messa, C. Colombo, R.M. Moresco, C. Gobbo, L. Galli, G. Lucignani, M.C. Gilardi, G. Rizzo, E. Smeraldi, R. Zanardi, F. Artigas, F. Fazio (2003). "5-
• M. Picchio, C. Messa, C. Bandoni, L. Gianolli, S. Sironi, M. Brioschi, M. Matarrese, D.V. Matei, F. De Corbelli, A. Del Maschio, F. Rocco, P. Rigatti, F. Fazio (2003). "Value of 1C]coline PET in re-
• I.K. Goerendt, C. Messa, A.D. Lawrence, P.M. Grasby, P. Piccini, D.J. Brooks (2003). "Dopamine release during sequential finger movements in health and Parkinson's disease: a PET study". In: Brain, vol. 126, pp. 312-
4. Information and Communication Technologies Prof.ssa Paola Inverardi, Rettore eletto, Univ. L’Aquila. Il rettore dell'Aquila, Paola Inverardi, è tra i 14 rappresentanti nazionali italiani nel comitato di "Horizon 2020", il programma quadro di ricerca europea per il periodo 2014-
La nomina è stata effettuata dal ministro dell'Università Maria Chiara Carrozza.
Andrà a far parte del gruppo dell'area 4 "Information and communication technologies".
La Inverardi, docente di Informatica e direttore del dipartimento di Ingegneria e scienze dell'informazione e matematica, due mesi fa è stata eletta al terzo scrutinio a capo dell'Univaq sconfiggendo Maria Grazia Cifone, fedelissima dell'uscente Ferdinando Di Orio, che resterà in carica fino al 30 settembre prossimo.
Fino a quella data, quindi, l'Ateneo si troverà nell'insolita situazione di avere due rettori.
5. Nanotechnologies, Advanced materials, Biotechnology, Advanced manufacturing and processing Prof.ssa Donata Medaglini, Dipartimento di Biotecnologie, Univ. Siena
La docente dell'Università di Siena lavorerà al Programma Quadro della Ricerca Europea
Prof.ssa Amalia Ercoli Finzi
6. Space Prof.ssa Amalia Ercoli Finzi, Politecnico Milano
Prof. Alberto Di Minin
7. SMEs and Access to Risk Finance Prof. Alberto Di Minin, MIUR & Scuola Superiore S. Anna, Pisa
Prof.ssa Angela Santoni
8. Health, Demographic change and Wellbeing Prof.ssa Angela Santoni, Dipartimento di Medicina molecolare, Univ. “La Sapienza”, Roma
Prof. Fabio Fava
9. European Bioeconomy Challenges: Food Security, Sustainable Agriculture and Forestry,
Marine and Maritime and Inland Water Research Prof. Fabio Fava, Dip. di Ingegneria Civile, Chimica, Ambientale e dei Materiali, Univ. Bologna
Prof. Riccardo Basosi
10. Secure, Clean and Efficient Energy Prof. Riccardo Basosi, Dipartimento di Biotecnologie, Chimica e Farmacia, Univ. Siena
Il docente dell'Università di Siena lavorerà al Programma Quadro della Ricerca Europea
Prof.ssa Angela Di Febbraro
11. Smart, Green and Integrated Transport Prof.ssa Angela Di Febbraro, Dip. Ing. meccanica, energetica, gestionale e dei trasporti , Univ. Genova
Prof. Carlo Barbante
12. Climate Action, Resource Efficiency and Raw Materials Prof. Carlo Barbante, Direttore dell’Istituto per la Dinamica dei Processi Ambientali, CNR, Venezia e Università “Ca’ Foscari, Venezia
Prof. Fulvio Esposito
13. Europe in a changing world – Inclusive, Innovative and Reflective Societies Prof. Fulvio Esposito, MIUR
Dr. Maurizio Aiello
14. Secure Societies – Protecting freedom and security of Europe and its citizens Dr. Maurizio Aiello, Ist. Elettronica e Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni, CNR,
On. Sig. Ministro Carrozza davanti alle Commissioni riunite del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati sulle linee programmatiche
Rivolgo un saluto ai Presidenti e a tutti i Senatori e Deputati presenti.
L’incontro con le Commissioni riunite costituisce un momento fondamentale per il concreto avvio del mio lavoro. Vorrei avere con voi un rapporto chiaro e proficuo nel corso dell’intero mio mandato.
Nel periodo che abbiamo alle spalle, successivo all’insediamento del Governo, ho voluto confrontarmi con tante operatrici e operatori della scuola, dell’università e della ricerca, con associazioni e organismi rappresentativi, ad esempio le associazioni rappresentative delle famiglie e dei genitori, proprio per comprendere meglio i problemi dei singoli settori e poter definire obiettivi chiari e coerenti con gli indirizzi generali del Governo.
Le politiche per l’istruzione, l’università e la ricerca sono di rilevanza strategica per il Governo. In particolare, come è noto, il livello di formazione (e quindi di istruzione) ha un legame diretto con il tasso di sviluppo economico di una certa popolazione e di un certo Paese in un dato momento storico. Tale legame è sempre esistito (si pensi, ad esempio, alla crescita economica che ha caratterizzato i primi decenni dell’Italia del secondo dopo guerra, accompagnata da un contemporaneo innalzamento progressivo del livello di istruzione della popolazione), ma appare oggi ancora più forte per il rapido diffondersi dei nuovi modelli organizzativi e dell’uso delle tecnologie.
L’istruzione e la ricerca scientifica sono fattori determinanti per lo sviluppo economico, migliorando la capacità di innovare tramite l’elaborazione di nuove idee oppure facilitando l’adozione e l’implementazione di nuove tecnologie rendendo possibile l’instaurarsi di meccanismi virtuosi e sostenibili. L’istruzione è dunque tanto più fertile e proficua per l’economia quanto più quest’ultima è ricettiva al suo potenziale. Non a caso uno studioso come Pissarides afferma come solo in una economia dove forte è la dinamicità del mercato, dove siano assenti inutili regolazioni e barriere alle imprese, essa si trasforma in crescita e sviluppo.
Ma l’impatto del capitale umano sulla crescita economica passa anche per il suo effetto sulla disuguaglianza economica e sociale. Un Paese con alte disuguaglianze di partenza e mercati del credito poco efficienti deprimono l’investimento in capitale umano nella parte più povera del Paese e rafforzano tali disuguaglianze di partenza, riducendo al contempo la mobilità sociale e la percezione di vivere in un contesto fruttuoso di pari opportunità. Mobilità sociale che è invece stimolata da sistemi educativi capaci di includere il segmento meno abbiente della popolazione. Maggiori investimenti in capitale umano – mostrano gli studi più recenti -
Credibilità, Trasparenza e Coesione sono le parole chiave a cui ispirerò la mia azione. I sistemi dell’istruzione, dell’università e della ricerca sono sistemi complessi e, più di altri, risentono del sistema multilevel in cui anche il nostro ordinamento è inserito. I soggetti che operano in tale sistema (organismi internazionali ed europei, Stato centrale, Regioni ed enti locali, enti a forte autonomia, organismi di rappresentanza) si collocano a diversi livelli dell’ordinamento e investono varie tipologie di pubbliche amministrazioni. Io credo – e sono molto diretta e franca – che accanto alle riforme istituzionali occorra pensare ad una semplificazione della governance del sistema. Sono troppo alti i costi di transazione dovuti ad un modello multilevel che, così com’è oggi configurato, pur mosso da esigenze condivisibili, condiziona tuttavia negativamente l’efficacia delle politiche. Nella situazione attuale, comunque, i sistemi potranno funzionare ed essere efficaci nella loro azione se tra i vari attori vi sarà sinergia e condivisione di un progetto comune e se, nel loro insieme, essi fonderanno la loro azione sulla credibilità, sulla trasparenza e sulla coesione. Io a tali principi ispirerò la mia politica. In primo luogo, credibilità delle politiche per l’istruzione, per l’università e per la ricerca significa capacità dell’Amministrazione di programmare un intervento nel medio – lungo periodo e da parte degli stakeholders possibilità di rapportarsi con
le istituzioni e valutarne l’azione. A tal fine, occorre intervenire su più fronti:
1) programmazione pluriennale dei finanziamenti;
2) definizione dei criteri di benchmarking;
3) gestione e definizione dei tempi dei singoli interventi e identificazione di tappe intermedie;
4) valutazione ex post e maggiore rapidità e tempi certi nell’attuazione delle decisioni. I sistemi dell’istruzione, dell’università e della ricerca non possono vivere nell’incertezza perenne tra tagli e rimodulazioni in corso d’anno. Quello che serve è un orizzonte temporale pluriennale in cui il budget su cui sviluppare il sistema sia coerente con le politiche, le strategie e le priorità che il Paese si impegna a perseguire, tenendo conto, peraltro, della necessità di rispettare gli obiettivi assunti a livello internazionale. In tal senso occorre, ad esempio, superare la metodologia attualmente utilizzata per la gestione degli organici evitando il blocco del turn over con l’introduzione, invece, di un vincolo di bilancio.
Trasparenza delle politiche per l’istruzione, per l’università e per la ricerca significa chiarezza delle regole e dei criteri valutativi, applicazione di criteri meritocratici per l’allocazione di fondi, certezza dei percorsi, trasparenza nei processi di allocazione delle risorse e della loro gestione, nonché puntuale valutazione e attento monitoraggio ex post. Vanno rafforzati i meccanismi di valutazione dei risultati raggiunti e di controllo delle azioni, al fine di permettere una continua verifica del rapporto costo/benefici per centro di costo e garantendo la totale “accountability” delle attività finanziate con risorse pubbliche. Questo meccanismo, del resto, appare assolutamente in linea con la visione moderna dello Stato, che assegna ai vari soggetti del sistema un budget finanziario con la fissazione di obiettivi da raggiungere, lasciando agli stessi la decisione politica di come gestire le risorse. Ciò ovviamente presuppone un forte mutamento culturale e una pratica della gestione e della valutazione secondo standard internazionali: criteri lontani da un’ottica burocratica e da un modello teso più a imbrigliare gli attori del sistema che non, invece, a fornire elementi conoscitivi, necessari sia per il miglioramento della propria performance che per limitare la discrezionalità ministeriale (ad esempio ai fini del riparto dei finanziamenti).
Trasparenza delle politiche e della gestione vuol dire anche un sistema normativo più semplice, meno frammentario e tortuoso, in cui le regole da applicare siano facilmente conoscibili e il più possibile semplici da applicare. La situazione attuale, purtroppo è questa: un groviglio di fonti normative in tutti i settori che afferiscono al Ministero tale da generare confusione, ampi margini di discrezionalità, minori garanzie per gli interessati, eccessivo contenzioso (solo nel settore scuola sono migliaia i ricorsi. Non c’è atto dell’amministrazione che non sia sommerso da ricorsi). Mi permetto di sottoporre alla vostra attenzione l’opportunità di delegare il Governo, mediante una legge da approvare rapidamente, affinché questi possa realizzare un’opera di semplificazione e disboscamento della giungla normativa attualmente esistente, attraverso lo strumento della codificazione (con testi unici) della normativa di scuola, università e ricerca. Con questo non risolviamo i problemi dei settori di competenza del Ministero, ma aiuteremo a semplificare la vita a chi vive nella scuola, nell’università e nel mondo della ricerca e a chi si interfaccia con essi.
Coesione delle politiche dell’istruzione, dell’università e della ricerca significa mettere a sistema ed integrare tutti i modelli, gli strumenti e le risorse disponibili nel settore ai vari livelli istituzionali di governo, arrivando ad una reale integrazione delle politiche perseguite dagli esecutivi regionali con quelle del Governo nazionale, mediante una concreta e fattiva “cooperazione”. Solo la “cooperazione” tra i diversi
livelli di Governo può garantire una immagine di un Paese coeso nelle sue politiche rispetto alle istituzioni dell’Unione europea. A tal fine sarà forte il mio impegno, garantendo, oltre ad un dialogo costruttivo con il Parlamento, anche un costante rapporto con la Conferenza Stato – Regioni e con la Conferenza Unificata. Queste linee programmatiche, opportunamente integrate con le osservazioni delle Commissioni riunite in esito all’Audizione, costituiscono la base per l’elaborazione degli ‘obiettivi di servizio’ sui quali far convergere l’azione di governo, regioni ed enti locali in sede di conferenza Stato-
Partendo dal sistema scolastico, ritengo che le nostre politiche dovranno essere in assoluta coerenza con un unico irrinunciabile obiettivo: garantire ai nostri ragazzi luoghi di apprendimento sicuri e un percorso scolastico che possa incidere positivamente nella realizzazione del loro progetto di vita e sul loro futuro, permettendo a tutti i meritevoli, ancorché privi di mezzi, di raggiungere i più alti gradi dello studio secondo il dettato della nostra Costituzione.
É mio auspicio che finalmente tutte le istituzioni e le forze politiche possano parlare al complesso e articolato mondo della scuola -
La ulteriore devoluzione di funzioni, di strutture, di personale e di risorse in materia di istruzione non pare, pertanto, in questa fase, la corretta direzione da intraprendere per affrontare i problemi pressanti che investono la scuola italiana, perché porrebbe a forte rischio la tenuta unitaria del sistema, con la conseguenza di alimentare le asimmetrie territoriali. La risposta alle urgenti necessità del sistema di istruzione va ricercata, dunque, innanzitutto nella garanzia della tenuta unitaria del sistema, in funzione di garanzia del principio di eguaglianza sostanziale. Vi sono, ovviamente, ambiti in cui, per una più corretta attuazione del dettato costituzionale (artt.117 e 118 Cost.) e anche in virtù degli orientamenti della Corte costituzionale, occorre un ripensamento del rapporto tra Stato e Regioni, alla ricerca di un più equilibrato esercizio delle rispettive competenze. Il problema investe in modo significativo soprattutto materie di estrema delicatezza e complessità, con forti ricadute sul piano politico-
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Ne deriva che, in un’ottica di decentramento funzionale e strutturale, una soluzione equilibrata vada ricercata nella individuazione di specifiche e idonee forme di cooperazione, collaborazione e coordinamento tra apparati statali e regionali, che insieme si rapportano al sistema delle scuole autonome e delle scuole paritarie. Infatti, come stabilito dalla legge 62 del 2000 il sistema pubblico di istruzione è composto dalle scuole statali e dalle scuole paritarie. L’intero finanziamento verso le 13.657 scuole paritarie italiane consiste di 500 mln di euro circa, pari all’1,2 % della spesa relativa alle scuole statali, a fronte di una platea di 1.042.000 alunni che rappresenta il 12% della popolazione scolastica. Occorre salvaguardare il carattere plurale del nostro sistema di istruzione attraverso misure volte a tutelare la qualità e l’inclusività anche delle scuole pubbliche paritarie. Seguendo anche i richiami riferiti all’istruzione presenti nel documento dei saggi nominati dal Presidente della Repubblica, che dedica un’intera sezione al ruolo strategico dell’istruzione, ritengo che siano due gli assi fondamentali che il sistema scolastico italiano debba sviluppare: l’inclusività del sistema formativo e la qualità degli apprendimenti. Sotto il profilo dell’inclusività, occorre spezzare il persistente circolo vizioso tra povertà economica e povertà di istruzione. Va favorito ogni sforzo teso al consolidamento precoce delle conoscenze e competenze irrinunciabili. Per questo il Governo intende proseguire ed estendere le azioni mirate a prevenire e contrastare la dispersione scolastica che, nonostante una continua diminuzione negli ultimi venti anni, riguarda ancora il 18 percento della popolazione giovanile, dando piena attuazione all’Agenda di Lisbona dell’UE e conseguendo l’obiettivo di portare il tasso di dispersione sotto il 10% entro il 2020. Sotto il profilo della qualità degli apprendimenti, le indagini nazionali (INVALSI) ed internazionali (OCSE-
a) interventi di sistema (dove le priorità sono sicuramente costituite dall’edilizia scolastica e dallo sviluppo e sostegno all’autonomia delle scuole);
b) interventi per il personale della scuola (con la valorizzazione delle professioni e con segnali di attenzione immediata per il precariato);
c) interventi per gli studenti, garantendo apprendimenti di qualità per tutti e ognuno.
A) Interventi di sistema
Per quanto attiene la prima linea di azione, dobbiamo essere certi che i nostri studenti siano accolti ogni giorno in edifici ben organizzati, ma – consentitemi - impegnarsi nella manutenzione ordinaria e straordinaria dei circa 43.000 edifici scolastici, nonché nella costruzione di nuove scuole per sostituire quelle più vecchie o irrecuperabili. Quanto alla costruzione di nuove scuole, dovremo valutare l’esito della prima sperimentazione dei fondi immobiliari utilizzati a tal fine. Il Ministero, com’è noto, ha avviato tale sperimentazione, investendo 38 milioni di euro. Molti comuni (438) hanno risposto all’avviso pubblico tra cui Firenze e Bologna. Mi riservo di comunicare alle Commissioni l’esito del procedimento amministrativo in corso. Ho analizzato anche la situazione dei finanziamenti per l’edilizia scolastica negli ultimi 10 anni: nonostante gli investimenti per l’edilizia scolastica da parte dello Stato siano stati insufficienti, ma non irrisori (circa 1900 milioni di euro), l’edilizia scolastica continua a presentare una situazione di estrema difficoltà. Dobbiamo allora pensare a cosa non ha funzionato. Ritengo che il sistema, contraddistinto da una molteplicità di attori e da una pluralità di linee di finanziamento, sia stato inefficace per i tempi troppo lunghi, non più sostenibili, per rendere spendibili le risorse stanziate e per aprire i cantieri. Basti pensare che per il primo programma stralcio (delibera CIPE n. 32 del settembre 2010 per un totale di 358 milioni di euro) ad oggi sono state sottoscritte con gli enti locali beneficiari 1637 convenzioni per un totale di 349 milioni di euro e, dopo quasi tre anni, sono stati emessi dal Ministero delle infrastrutture pagamenti per complessivi 98 milioni di euro per avanzamento lavori. Il che ci fa portare a dire che dopo tre anni pochi cantieri sono stati aperti, e sicuramente nessuno ha completato l’opera. Una recente legge (articolo 11, del decreto legge n. 179/2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 221/2012) ha istituito presso il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca il Fondo Unico per l’edilizia scolastica; prevedendo espressamente che “tutte le risorse iscritte nel bilancio dello Stato comunque destinate a finanziare interventi di edilizia scolastica” confluiscano nel già citato Fondo. Si comprende facilmente come la ratio del legislatore fosse quella di evitare frammentazioni dei finanziamenti sull’edilizia scolastica per avere un unico Fondo che, dotato di risorse significative, possa svolgere un’azione incisiva per la messa in sicurezza del patrimonio scolastico italiano, evitando il sovrapporsi di microinterventi. Ebbene, ritengo che tale ratio sia da condividere: infatti, anche alla luce della particolare congiuntura economico – finanziaria del Paese, appare importante riuscire ad avere un unico canale di finanziamento, dove far confluire tutte le risorse in modo tale che esse possano costituire una significativa massa critica, in grado di generare un mutamento qualitativo dell’azione del Governo sulla messa in sicurezza del patrimonio scolastico. Tali risorse, attraverso un ruolo di programmazione delle Regioni, devono essere trasferite a Province e Comuni, che, come proprietari degli edifici, potranno procedere alla realizzazione degli interventi. É utile anche sottolineare che il Fondo unico garantisce una maggiore efficacia nelle procedure di monitoraggio degli interventi in corso e di valutare i tempi e i metodi di realizzazione. A tal fine, d’intesa con il Ministero dell’economia, va studiato un meccanismo che consenta agli enti locali di poter spendere, derogando -
I più avanzati studi sui sistemi scolastici comparati indicano che uno dei fattori più significativi per la qualità delle scuole è il livello di autonomia di cui godono2. In Italia, da 13 anni è prevista l’autonomia delle scuole, molto si è parlato dell’argomento tra addetti ai lavori, ma essa nei fatti non è ancora stata sufficientemente sviluppata. Per questa ragione voglio immaginare di “dare gambe” su cui far camminare l’autonomia delle scuole. Al riguardo, ritengo che azioni concrete e realmente incisive in questo senso nel breve periodo potranno riguardare:
a) la costituzione dell’organico dell’autonomia e dell’organico di rete, così come già previsto dalla legge (art. 50 del D.L. n. 5/2012), che ha come conseguenze immediate una maggiore stabilità dell’organico effettivo delle istituzioni scolastiche e un consistente assorbimento di una quota sensibile di precariato. Chiaramente il vero e proprio organico funzionale (strumento di flessibilità del quale il sistema scolastico non può più fare a meno per garantire un servizio efficiente) deve essere l’obiettivo cui tendere nel medio periodo. Il primo passo che 2 Si vedano, ad esempio, le considerazioni di Andreas Schleicher, vicedirettore per l’educazione dell’OCSE. può essere compiuto in tale senso nel breve periodo e che rappresenta una prima risposta in termini di più elevata efficienza del sistema, può concretizzarsi nella riconduzione in organico di diritto di 27.000 posti di sostegno, oggi (e da molti anni) regolarmente funzionanti in organico di fatto. Fino al 2006 l’organico dei posti di sostegno era fissato in 48.693 unità; con la finanziaria del 2007, si è provveduto ad un incremento di circa 15.000 posti. Attualmente a fronte di 63.348 posti in organico di diritto, risultano attivati 101.000 posti in virtù, fondamentalmente, di due ordini di fattori: 1) la sentenza n. 80 della Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la norma che poneva un limite alle deroghe; 2) il fatto che, negli ultimi 6 anni, il numero degli alunni che necessitano del sostegno è aumentato di ben 18.000 unità. Poiché è lecito desumere che allo stato della normativa vigente il rapporto medio nazionale alunni/docente di sostegno si manterrà costante intorno al valore 1:2, ben difficilmente, anche attuando tutte le possibili politiche di facilitazione alla integrazione dei bambini con bisogni educativi speciali, il numero dei docenti di sostegno realmente occorrente nella scuola italiana scenderà al di sotto delle 90.000 unità. Si conseguirebbe, in tal modo, con l’organico del sostegno quell’obiettivo già da molti anni raggiunto nell’organico delle classi, vale a dire la sostanziale equivalenza tra organico di diritto e organico reale. Al maggior onere di spesa (pagamento dello stipendio per i mesi estivi) si contrapporrebbe una indubbia crescita in termine di stabilità e programmazione, e non sarebbe poca cosa poter anche prevedere per il personale di nuova assunzione in ruolo una più attiva partecipazione, proprio nei mesi estivi, alle attività di programmazione per l’integrazione dei bambini con bisogni educativi speciali.
b) la formulazione di un nuovo patto per la scuola che, attraverso il confronto con le organizzazioni sindacali, giunga a ridefinire in modo condiviso le modalità di organizzazione del lavoro del personale scolastico funzionali al miglioramento della qualità del sistema di istruzione;
c) sostegno finanziario all’autonomia scolastica, tramite il fondo per il funzionamento ordinario delle scuole e il ripristino del fondo per le attività aggiuntive del personale scolastico. Dal 2007, infatti, le scuole dispongono di un budget per il loro funzionamento ordinario molto ridotto, in media di 8 €/alunno. Dal 2004 il fondo ordinario è andato diminuendo fino ad azzerarsi del tutto nel 2009, per poi aumentare lentamente e stabilizzarsi alla quota poco più che simbolica di 8 €/alunno. Intendo proporre di portare gradualmente nel corso del prossimo triennio la quota ad alunno da 8 a 20-
2) Interventi per il personale della scuola e per i precari
Per quanto attiene la seconda tipologia di interventi, relativi al personale scolastico e ai precari, ritengo sia necessario avere come priorità la valorizzazione della professione docente e del personale scolastico tutto. Vanno introdotte nuove modalità di sviluppo di carriera dei docenti, con l’avvio di un sistema di valutazione delle prestazioni professionali collegato ad una progressione di carriera, svincolata dalla mera anzianità di servizio. Ciò presuppone la diffusione nella scuola di una cultura della valutazione, non connotata da alcun spirito punitivo, ma dalla necessità di dare da un lato il giusto riconoscimento ai docenti meritevoli costruendo un vero e proprio “cursus professionale” basato sul merito, dall’altro, come ricaduta immediata, un miglioramento complessivo del sistema scuola, anche mediante un approfondimento concreto del rapporto tra qualità degli apprendimenti e sviluppo della qualità dell’insegnamento. Una reale valorizzazione della professione del personale scolastico e soprattutto uno strumento di supporto all’attuazione dell’autonomia può avvenire solo mettendo a regime un sistema di valutazione, che non deve essere visto come una volontà di “dare la pagella” ai professori o ai dirigenti scolastici, ma come necessità da parte della scuola stessa di verificare gli esiti rispetto ad obiettivi definiti congiuntamente, al fine di creare un circolo virtuoso che consenta di intervenire sul Piano dell’offerta formativa (POF) per migliorare gli elementi di criticità che si siano manifestati. Ma deve essere anche lo strumento per Regioni ed Enti locali per capire come investire a supporto e a rafforzamento dell’offerta formativa delle scuole, come già accaduto in alcune buone pratiche in Italia. Nel sistema valutativo non c’è alcuna volontà sanzionatoria o di penalizzazione: si tratta piuttosto di trovare soluzioni condivise, in grado di sviluppare processi di auto-
Successivamente, in fase di predisposizione dell’atto di indirizzo per la prossima stipula del contratto nazionale di lavoro si potrà prevedere, tra l’altro:
a – un incremento della retribuzione base del personale scolastico, nell’ambito delle compatibilità finanziarie che il Governo indicherà, che valorizzi la capacità innovativa dei singoli e di lavorare in team;
b – un chiaro riconoscimento economico delle posizioni organizzative particolari della scuola, tanto nei riguardi del personale docente ed educativo che di quello amministrativo, tecnico e ausiliario;
c – un altrettanto chiaro e palese riconoscimento tanto delle posizioni organizzative che di tutte le figure di supporto alla attività didattica (che contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi di apprendimento ed alla radicalizzazione dell’istruzione sul territorio) in sede di progressione di carriera. Inoltre, per scuole di qualità servono docenti ben selezionati e dirigenti scolastici di alto profilo ed ispettori (dirigenti tecnici) competenti e imparziali per assicurare una sapiente valutazione e un idoneo accompagnamento alla crescita delle scuole. Per questa ragione, intendo avviare una riflessione per il nuovo reclutamento dei dirigenti scolastici e dei docenti (non tralasciando il TFA). Su questo tema, vorrei arrivare ad un incontro specifico con Voi dopo un confronto con il mondo della scuola ed una riflessione approfondita sul tema. In tale confronto, dovrà anche essere valutata la possibilità, in un contesto autonomistico come quello della scuola, di una dotazione ordinaria di dirigenti tecnici con un profilo professionale non solo centrato sulla competenza giuridica e contabile ma anche, e soprattutto, sulle competenze organizzative e sulla capacità di governo delle comunità complesse, integrando il relativo organico. Sempre in un’ottica di valorizzazione del personale docente, non si può trascurare il rilancio della formazione dei docenti. Da molti anni approviamo riforme e non stanziamo le risorse per la correlata, necessaria, formazione iniziale e in servizio dei docenti. Non sono necessarie ingenti risorse quanto piuttosto una dotazione periodica stabile da destinare ad iniziative decise autonomamente dalle scuole e dalle reti od associazioni di scuole sulla base di priorità ed indirizzi chiaramente definiti dal Ministero e di un monitoraggio costante. Ciò può avvenire mediante:
a. Incremento del modesto finanziamento già accantonato dal Ministero per la formazione sulle nuove Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del 1° ciclo di istruzione, pari a complessivi 1,6 mln di €, altri 3-
b. Disponibilità per i docenti e i dirigenti scolastici di spazi e strumenti (materiali ed immateriali) per la raccolta e la condivisione delle azioni positive già realizzate con buoni risultati, in modo da favorire il confronto professionale e la diffusione delle iniziative virtuose nel campo della formazione in servizio. Inoltre, occorre avviare in collaborazione con la DG Connect (Directorate General for Communications Networks, Content and Technology) della Commissione europea e secondo le indicazioni del Consiglio europeo dell’istruzione un piano straordinario per la formazione dei docenti all’uso delle tecnologie. Occorre favorire, pur nel rispetto delle regole di concorrenza ed evidenza pubblica, la specializzazione di imprese italiane ed europee affinché la digitalizzazione delle scuole sia una occasione di sviluppo e crescita. A tutte le misure sinora illustrate relativamente al personale della scuola, si deve aggiungere un serio segnale al personale precario, mediante l’elaborazione di un nuovo piano triennale di assunzione in ruolo del personale precario.
3 Per assicurare l’assorbimento delle consistenti masse di personale precario che tuttora presta servizio con contratti a tempo determinato nella scuola e per evitare ogni tipo di tensione, anche in considerazione del fatto che le nomine per l’a.s. 2013/2014 infatti, con la autorizzazione a nominare personale docente educativo ed ATA per l’a.s. 2013/2014, si concluderà il piano triennale delle assunzione nel comparto scuola (art 9, comma 17 del DL 70/2011) con il quale sono stati coperti i posti vacanti e disponibili a seguito del turn-
C) Interventi per gli studenti
Per la terza linea di azione relativa agli interventi per gli studenti, l’obiettivo è quello di apprendimenti di qualità per tutti e ciascuno, da realizzarsi anche mediante una politica di lungo respiro per contrastare la dispersione scolastica e a favore di politiche per l’inclusione di tutti i bambini e ragazzi.
Il tasso di dispersione scolastica in Italia è ancora al 18,2%, contro il 13,4% europeo, con grandi divari territoriali: gli abbandoni sono molto maggiori nelle aree di massima esclusione economica e sociale, soprattutto nel SUD ma non solo. Il sistema scolastico italiano compie un grande sforzo di inclusione, accogliendo ogni giorno nelle classi circa 203.000 bambini e ragazzi con disabilità, seguiti da 101.000 insegnanti di sostegno, e oltre 711.000 studenti di cittadinanza non italiana. La capacità di garantire a tutti e ciascuno gli apprendimenti indispensabili per l’esercizio minimo della cittadinanza deve ancora migliorare, proprio per salvaguardare il principio di inclusione e di solidarietà su cui la nostra scuola si fonda e per dare attuazione concreta all’articolo 3 della nostra Costituzione. Ciò richiede un forte presidio sugli apprendimenti nella scuola di base. Per questo il Ministero, anche attraverso il prezioso aiuto del Sottosegretario Rossi Doria, nella cui delega è ricompresa questa materia, intende procedere nelle seguenti direzioni:
a. Riprogrammazione dell’azione mirata contro la dispersione scolastica con l’uso dei Fondi europei, nel periodo 2014-
b. Estensione dell’azione contro la dispersione scolastica, dopo un’attenta analisi di valutazione dei risultati e di accompagnamento. É già previsto che avvenga all’interno della riprogrammazione dei fondi europei per il periodo 2014-
c. Sviluppo della direttiva ministeriale del 27/12/2012 che migliora l’azione a favore del sostegno alle disabilità e fragilità degli studenti a scuola – i bisogni educativi speciali -esperienze educative di qualità ed apprendere presto e bene nella scuola di base le conoscenze e competenze irrinunciabili sono fattori fondamentali per la qualità degli apprendimenti formativi, il successo formativo e il pieno sviluppo della persona. Si tratta di interventi che hanno un valore importante per le famiglie, soprattutto in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo. Per questo si intende:
a. Rafforzare e consolidare gli stanziamenti per l’apertura delle sezioni Primavera attualmente fissati in 12 milioni annui per il triennio 2013, 2014 e 2015. A tal fine, proporrò di portare tale stanziamento a 20 milioni annui a decorrere dal 2015.
b. Estendere le classi di tempo pieno laddove da più tempo la domanda è rimasta insoddisfatta. Ciò significa non solo rispondere a delle esigenze della società civile, ma anche utilizzare uno strumento efficace contro l’abbandono scolastico. Infatti, come sottolineato anche nel documento dei Saggi, il “miglior strumento di contrasto all’abbandono è il prolungamento della scuola al pomeriggio negli anni del primo ciclo”. Ovviamente il pomeriggio non deve essere la replica delle lezioni della mattina, ma l’occasione di lavorare con numeri minori di alunni, ripartiti in gruppi, per sperimentare metodologie didattiche innovative.
c. Sostenere l’apertura dei servizi di mensa e doposcuola come strumento di supporto al successo formativo e di contrasto alla povertà e all’esclusione nelle aree difficili, come da accordi intercorsi tra il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca e il Ministero della Coesione Territoriale. Scuola per tutti come forma di inclusione significa anche scuola per gli adulti non scolarizzati. In vista dell’istituzione dei CPIA (Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti), previsti a partire dall’a.s. 2014/2015, sarà necessario avviare sin da subito una serie di azioni, anche di carattere amministrativo, per definire, attraverso il coinvolgimento delle parti interessate, le Linee guida previste dal citato regolamento e realizzare – già dal prossimo anno scolastico -
La cerniera studio/lavoro in Italia è molto carente ma costituisce l’elemento decisivo per conseguire risultati visibili anche nel breve/medio termine nel campo dell’avviamento al lavoro qualificato. Concludendo questa parte sull’istruzione, voglio ricordare altri due temi su cui insieme, pur tenendo conto delle compatibilità finanziarie esistenti, potremmo lavorare:
a) la revisione delle norme che prevedono l’inquadramento dei docenti inidonei nei profili di assistente amministrativo e tecnico;
b) una normativa integrativa della riforma pensionistica che consenta una deroga, in considerazione della specialità del comparto scuola, al fine di permettere al personale scolastico che avesse maturato i requisiti previgenti nell’anno scolastico 2011/2012 di andare in pensione nell’anno scolastico successivo secondo la precedente normativa.
Per quanto attiene il settore università, nel corso del mio mandato avrò l’obiettivo prioritario di semplificare la vita di chi vi opera, deburocratizzando il più possibile la gestione per consentire a tutti di dedicare più tempo agli studenti. Due le tipologie di interventi nel settore:
a) interventi di sistema e b) interventi per gli studenti.
Non è tra i miei obiettivi una riforma sostanziale dell’università senza aver prima effettuato un monitoraggio sull’attuazione della legge 240/2010. L’obiettivo è quello di intervenire sui profili che appariranno problematici nonché di semplificare alcuni appesantimenti burocratico-
6 Prosegue il documento dei Saggi : “Per questo, il Fondo deve essere portato a 250 Milioni di euro annui, il che corrisponde ad un raddoppio della posta dedicata a questa materia prima dei drastici tagli operati per il biennio 2013-
Anche il settore della ricerca, come quello universitario necessita di interventi sia di sistema sia specifici relativi alla figura del ricercatore. Per quanto attiene il primo profilo, tutti gli interventi del Ministero dovranno avere un unico obiettivo : quello di creare un “sistema nazionale della ricerca”, che rappresenta un'esigenza strategica per il Sistema Paese, essendo uno dei volani per lo sviluppo, anzi, come ho sempre sostenuto “la scienza e ricerca sono la base essenziale della competitività del Paese”. Indubbiamente, tutto le linee di azione che illustrerò miranti alla costruzione del sistema nazionale della ricerca, andando nella direzione del massimo efficientamento e della deburocratizzazione dell’azione amministrativa, non possono essere da sole sufficienti al raggiungimento dei target di spesa in ricerca fissati in ambito europeo (3% sul PIL). Per arrivare a tale obiettivo è necessario cercare di reperire ulteriori risorse da destinare al settore, in particolare per quanto concerne:
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- unica del Ministero nei confronti dei coordinatori dei progetti per velocizzare e semplificare gliadempimenti posti a carico delle imprese, delle università e degli enti pubblici;
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-formazione di figure professionali nuove, quali business angels e venture capitalist, favorire nuovi meccanismi di prestiti agli studenti accompagnati da nuove forme di restituzione da parte delle imprese che li avranno reclutati (rivisitazione del concetto di prestito d’onore);
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Preghiera dell'Alfabeto
Aiutami a fare la tua volontà.
Benedici la mia famiglia e me.
Confortami.
Donami la pace interiore.
Eleva i pensieri della mia mente.
Fammi trovare amici veri.
Guidami.
Ho bisogno di te.
Illuminami.
Lavami dalle colpe passate.
Mantienimi nella tua grazia.
Non lasciare che mi scoraggi.
Orientami nelle difficoltà.
Perdona i miei peccati.
Quando mi dimentico di te non dimenticarti di me.
Resta sempre con me.
Sostienimi nella tentazione.
Tienimi nella tua grande mano.
Usami come strumento della tua pace.
Visitami nelle ore buie della solitudine.
Zuccherami a volontà, perché c'è troppa gente acida quaggiù. Amen.
Proposta che piace ai Pinocchi e ai Lucignoli
Con la proposta della riapertura delle Scuole a ottobre, si privilegiano altri interessi. In questo caso, dell'industria del tempo libero. Nessuno più si preoccupa della crescita dei ragazzi.
‹‹Dove vai, Lucignolo››. ‹‹Vado ad abitare nel più bel paese del mondo. Si chiama il Paese dei Balocchi. Perché non vieni anche tu? ››. ‹‹Io? No davvero! ››. ‹‹Hai torto, Pinocchio!
Dove vuoi trovare un paese più salubre per noialtri ragazzi? Lì non vi sono scuole; lì non vi sono maestri; lì non vi sono libri. In quel paese benedetto non si studia mai.
Il giovedì non si fa scuola e ogni settimana è composta da sei giovedì e una domenica... Ecco come dovrebbero essere tutti i paesi civili! ... ››.
Un passetto alla volta, anche noi ci avviciniamo al fantastico Paese dei balocchi. Il senatore Giorgio Rosario Costa,Foto del Senatore Rosario Giorgio COSTA Pdl, propone la riapertura della scuola a ottobre, invece che a settembre com'è adesso. Motivi didattici? saggia decisione pedagogica per aiutare la crescita dei ragazzi?
Sostegno alla scuola e agli insegnanti? Niente di tutto questo.
Un mese di vacanze in più allungherebbe la stagione turistica che ora soffre di cadute occupazionali e reddituali.
Così scrive il senatore nel suo italiano avventuroso. Mariastella Gelmini, ministro dell'Istruzione, si dice ‹‹aperta su questo tema perchè il nostro Paese vive di turismo››.
Ancora una volta sulla nostra povera scuola, che va avanti a forza di aggiustamenti e riformine, gli interessi dell'industria del tempo libero. La proposta entusiasma, si capisce, i Pinocchi e i Lucignoli. Piace ad albergatori, gestori di spiagge, località vacanziere, tour operators.
Spiace ai genitori che a settembre sono già al lavoro e non saprebbero dove mandare i figli ancora in vacanza. Costringe gli insegnanti precari a rinunciare a un mese di stipendio.
Disturba gli insegnanti stabili, che devono organizzare un programma di studi. Ignora la direttiva europea che prevede almeno 200 giorni di lezioni all'anno.
Pesta i piedi alle Regioni che hanno già fissato il calendario scolastico secondo le esigenze locali.
Allungare la vacanza non c'entra niente con l'istruzione e la formazione dei giovani. La scuola è "sgarrupata", per usare la parola resa celebre dal maestro napoletano Marcello D'Orta nel suo vendutmastrocola paolaissimo libro "Io speriamo che me la cavo".
Paola Mastrocola, insegnante e scrittrice, commenta con amara ironia la proposta del senatore Costa: ‹‹Per come è oggi la scuola, meno ci stanno i ragazzi meglio è.
Trovo più giusto che abbiano tempo per riflettere, stare da soli... Però, meglio in classe che davanti a mille schermi che rimbambiscono››.
Ancora Collodi: ‹‹Nel Paese dei balocchi, si leggevano sui muri scritte col carbone delle bellissime cose: Viva i balocci! Non vogliamo più shole. Abbasso Larin Metica (l'aritmetica)...
Dopo cinque mesi di cuccagna, Pinocchio, con sua grande meraviglia, sente spuntarsi un bel paio d'orecchie asinine e diventa un ciuchino, con la coda e tutto››. (Autore: Franca Zambonini)